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Magnagrecia
I primi anni del VI secolo a.C. vedono Locri, Crotone, Sibari, Siris, Metaponto e Taranto ormai forti e splendenti, con interessi economici che si estendono, per alcune di esse, fino al Tirreno; per altre, nelle zone dell'interno nord-occidentale, per altre ancora consistono nella sorveglianza delle strade percorse dal commercio greco.
Sono proprio tali interessi e la sete di predominio a determinare le rivalità fra le poleis che culmineranno nei 3 principali avvenimenti politico-militri del VI secolo: la caduta di Siris, la battaglia della Sagra e la rovina di Sibari. La città di Siris, che intorno alla metà del VI secolo aveva raggiunto una notevole importanza politica ed economica, anche grazie alla favorevole posizione geografica, tanto da conquistarsi il controllo di un vasto territorio ed un contatto con il mar Tirreno, finisce per urtare gli interessi economici di Sibari, Metaponto e Crotone che si alleano tra loro, attaccano Siris e la distruggono. LA BATTAGLIA DELLA SAGRA Uno degli eventi più famosi della storia politica della Magna Grecia fu lo scontro fra Crotoniati e Locresi che ebbe luogo al passaggio del fiume Sagra (odierno Torbido), in cui i Crotoniati, scesi in campo con 130 o 120 mila uomini, subirono una clamorosa sconfitta da parte di poche migliaia di combattenti di Locri, i quali riuscirono a stringere i nemici tra mare e monti, battendosi eroicamente sostenuti da una piccola armata reggina. La causa dell'attacco di Crotone nei riguardi di Locri sarebbe da imputare, secondo le antiche fonti, all'aiuto portato dai Locresi a Siris in occasione dell'assalto sferrato ad essa da Sibari, Metaponto e Crotone; ma, sicuramente, sembra più plausibile supporre una volontà da parte di Crotone di espandere il proprio dominio e consolidarsi rispetto alla città di Sibari che dalla sconfitta di Siris aveva ottenuto i più grossi vantaggi. E' probabile che una parte degli interessi dei Crotoniati fosse volto al controllo di una via istmica verso il Tirreno, minacciando in tal modo gli interessi reggini, prevalenti sulle coste tirreniche, e ciò giustificherebbe l'appoggio dato da Reggio alla vicina Locri. La vittoria (da porre, con la caduta di Siris, tra il 560 e il 540 a.C.) significò per Locri un maggiore potere sulle coste del Tirreno. Intanto Crotone, rivitalizzata dal governo pitagorico, volgerà i suoi interessi verso nord, preparandosi allo scontro con Sibari. LA DISTRUZIONE DI SIBARI Risollevandosi dall'umiliazione subita nella battaglia della Sagra e ritornando ad essere una delle più forti poleis della Magna Grecia del VI secolo a.C., Crotone iniziò ad aspirare al possesso delle grandi vie di commercio, le più ricche delle quali erano fino ad allora predominio indiscusso di Sibari. Quest'ultima, potente dominatrice delle vie interne verso Nord, commerciava con l'interno del territorio lucano e con l'Italia centrale. Crotone seppe attendere il momento favorevole per attaccare: l'occasione le venne offerta dall'insorgere di problemi di politica interna che finirono inevitabilmente per indebolire il governo sibarita. La comparsa all'interno di questa polis di una nuova classe di persone che si era arricchita grazie ai commerci e che premeva per comandare sulle altre, unitamente al pericolo dell'attacco da parte dei Crotoniati, fece si che ben presto si giungesse alla tirannide. Inoltre, la discesa verso Sud delle genti lucane e la loro penetrazione in territorio enotrio segnò quasi certamente l'inizio della crisi economica di Sibari. Crotone approfittò della condizione di debolezza in cui versava Sibari e dopo alcuni tentativi diplomatici di dubbia intenzione dichiarò guerra. Lo scontro ebbe luogo sul fiume Traente e volse immediatamente a favore dei Crotoniati che subito dopo assediarono la città per settanta giorni, al termine dei quali Sibari fu rasa al suolo e, addirittura, si racconta che venne fatto deviare il corso del fiume Crati per sommergere ciò che di essa ancora restava. I profughi sibariti trovarono rifugio nei territori di Lao e Scidro sul Tirreno e, forse, anche a Poseidonia. Crotone, però, non fu capace di imporsi nella gestione dei mercati interni, lasciando in tal modo libero accesso all'insediamento dei popoli lucani. Il vuoto lasciato dalla potenza sibarita non potè essere colmato da nessuna altra forza ed in breve tempo tutto il sistema commerciale tra Magna Grecia ed Italia cambiò notevolmente. ANASSILAO E MICITO Siracusa, divenuta la più splendida delle città siceliote, aveva raggiunto nel corso del V secolo tale autorità da intervenire ripetutamente nelle vicende di Magna Grecia, nei cui territori mirava a spostare i suoi interessi. Per questo motivo Anassilao, tiranno di Reggio, che in passato aveva forse aspirato a qualche dominio in Sicilia, sentendo minacciato il suo prestigio politico, aveva deciso di rivolgere le sue attenzioni esclusivamente all'area di Magna Grecia, ove tentava di difendere i propri interessi nella zona del basso Tirreno. La guida della città reggina passò successivamente nelle mani di Micito, tutore dei figli di Anassilao, che non erano ancora in età di governare. Anche quest'ultimo si adoperò come potè per riconsolidare l'autorità di Reggio nei territori del basso Tirreno e di conseguenza rivolse la sua attenzione anche all'area della Sibariditide a cui probabilmente mirava anche la città di Taranto; a tal fine si alleò con essa, allorquando la sempre più massiccia penetrazione lucana nel Sud determinò un notevole squilibrio fra quelle popolazioni fino ad allora vissute di pacifici scambi commerciali, tanto da metterle l'una contro l'altra. Lo scontro tra Taranto e gli Japigi vide, dunque, Reggio lottare a fianco dei Tarantini ma l'esito fu una dura sconfitta per le città alleate ed un grave disastro militare. DIONISIO I Figura di spicco nei fatti storici di Magna Grecia è quella di Dionisio I, tiranno di Siracusa, che fu causa di sanguinose guerre contro le città della lega italiota, forse perchè spinto dalla nobile idea di formare un unico grande stato ellenico che riunisse, sotto il suo comando, tutte le città greche d'Italia e di Sicilia, o forse perchè mosso solo dal desiderio di ampliare i suoi domini. Nel 393 a.C. Dionisio aveva inutilmente provato ad attaccare Reghion, ma l'impresa era fallita ed egli aveva dovuto volgersi alla difesa della sua città minacciata dai Cartaginesi, che avevano già occupato molte delle città greche di Sicilia, respingendone l'avanzata. Nel 390 il tiranno siracusano ritornò al suo intento, alleandosi con i Lucani per impedire che le colonie italiote potessero portare aiuto a Reghion. Tale alleanza rafforzò molto i Lucani, i quali attaccarono la città di Thurii che, dopo un primo parziale successo, riportò una terribile sconfitta. Proseguendo nel suo proposito di abbattere Reghion, Dionisio sbarcò con le sue truppe a nord di Lokroi, con la quale era alleata, si diresse verso Kaulonia e facilmente la conquistò. L'azione determinò l'intervento di Kroton e delle altre città alleate contro Dionisio che conseguì ancora una volta la vittoria nei pressi del fiume Elleporo. Distrusse quindi Kaulonia e ne cedette il territorio ai Locresi, come farà, nel giro di un anno, anche con il territorio di Hipponion (388 a.C.). Dopo avere in questo modo isolato Reghion dagli altri centri italioti, nel 387 Dionisio mosse all'attacco della città che, difesasi strenuamente per ben 11 mesi, fu alla fine costretta a cedere per fame. Dionisio non si fermò qui e, negli anni immediatamente seguenti, completò la sua opera conquistando Skylletion sul mar Jonio ed occupando e saccheggiando la città di Kroton. Indebolite o distrutte la maggior parte delle forze greche d'Italia, toccò a Taranto assumere il comando della lega italiota che, da quel momento, prese a riunirsi ad Heraclea. A capo del governo di Taranto era a quel tempo Archita, uomo di grande moralità e di severi costumi, la cui politica fu improntata al mantenimento di buoni rapporti con Dionisio I e con suo figlio, Dionisio II. Ciò valse probabilmente a tenere a freno l'avanzata dei barbari (così erano definiti i popoli non greci) verso le città greche d'Italia, almeno fino a dopo la morte del tiranno siracusano (367 a.C.). Ritorna all'Home Page |